skattolico

skatta il cattolico è lo sgabuzzino del blog circololapira.splinder.com
martedì, 08 settembre 2009

Ci sono parole che una persona elegante non pronuncia mai. Gay, per esempio

postato da: fabiotar alle ore 11:58 | link | commenti | commenti
categorie:
venerdì, 10 aprile 2009

italians

Votare per l'Europa. E sentirsi fessi

Avete visto chi vogliono candidare? Vecchi delusi, giovani amiche, soliti trombati, parenti invadenti

di BEPPE SEVERGNINI

Forse rassegnato, certo allibito, vagamente nau­seato. Fesso, no. Non voterò alle Europee il 7 giugno. Se le elezioni per il Parlamento nazio­nale sono state un'umiliazione — liste blocca­te, nostro compito era ratificare le nomine dei partiti — quelle per l'Europarlamento s'annunciano co­me una provocazione.

Dico, avete visto chi vogliono candidare? Vecchi delusi, giovani amiche, soliti trombati, parenti invadenti, ex po­tenti indigenti, funzionari sconosciuti. I ristoranti di Stra­sburgo e Bruxelles li aspettano a braccia aperte: ammesso che ci vadano, una volta eletti. I siti lo scrivono, i giornali lo riportano, le radio ne accennano. Ma davanti ai foto­grammi dall'Abruzzo — diciamolo — chi ha voglia di di­scutere l'opportunità della candidatura Mastella?

Così Clemente sarà nelle liste Pdl, segno e simbolo del nuovo. E chi s'azzarda a dire che hanno voluto saldare il debito per aver silurato Prodi — tuona l'interessato — «è un farabutto!». Il partito, com'è noto, sarà guidato ovun­que da Silvio Berlusconi — sebbene la carica di eurodepu­tato sia incompatibile con l'incarico di governo. Ma se qualcuno avesse il coraggio d'affermare che il partito non guarda avanti, ecco Barbara Matera, 28 anni, scelta perso­nalmente dal leader (curriculum: finalista a Miss Italia, annunciatrice Rai, «letteronza» a Mai dire gol, «lettera­ta » in Chiambretti c'è, inteprete di Carabinieri 7 e «patti­natrice vip» a Notti sul ghiaccio). A Strasburgo se la vedrà con la coetanea Ele­na Basescu, bella figliola del presidente della Roma­nia, Traian Basescu. La ra­gazza ha competenze incer­te, ma splendide foto. Me­morabile quella sopra un cavallo deceduto o molto stanco ( http://www.clau­d iocaprara.it /post/2214328.html).

A sinistra Dario Franceschini tuona contro le scelte del­la maggioranza e assicura: «Noi manderemo a Strasburgo solo persone autorevoli che ci resteranno per tutto il man­dato! ». Bene: allora non si capisce perché candidano Bas­solino (sicuri sia autorevole?) e Cofferati (non voleva la­sciare la politica per la famiglia?). E gli alleati? Si presenta Di Pietro (la carica di eurodeputato è incompatibile con quella di deputato nazionale) e si presenta Vendola (ma non è il governatore della Puglia?).

Diciamolo: in fondo la scelta di Berlusconi di candidar­si ovunque — pur sapendo che all'Europarlamento non metterà mai piede — è sfacciatamente sincera. Vuol dire: «Queste elezioni non contano un fico secco, sono soltan­to un sondaggio ufficiale dell'elettorato. E poiché ai son­daggi tengo, voglio esserci». L'entusiasmo del 1979 — primo Parlamento europeo a elezione diretta — lascia il posto a questa commedia. Non in tutti i Paesi accade: pensate che qui e là, in campa­gna elettorale, parleranno di Unione Europea e poi elegge­ranno gente che, a Strasburgo e Bruxelles, ci andrà. E noi? Non capisco perché dobbiamo prestarci a questo gioco. Anzi, lo capisco. Siamo la plebe democratica e fanno di noi ciò che vogliono. Vuoi vedere che un po' fessi siamo davvero?

postato da: fabiotar alle ore 08:46 | link | commenti | commenti
categorie:
giovedì, 02 aprile 2009

«Einstein credeva in Dio, non ne negava l'esistenza. Un giorno che discutevamo proprio di questo, lui alzò una mano, la frappose fra la lampada e il tavolo e mi disse: "Vedi? Quando la materia si manifesta, proietta un'ombra scura, perché è materia. Dio è puro spirito e dunque quando si materializza non può manifestarsi se non attraverso la luce. La luce non è altro se non l'ombra di Dio"».

da Maria Luisa Giordano Rol mi parla ancora, Sonzogno, 1999

postato da: fabiotar alle ore 15:50 | link | commenti | commenti
categorie:
lunedì, 16 marzo 2009

esperimento miller
postato da: fabiotar alle ore 08:59 | link | commenti | commenti
categorie:
mercoledì, 04 marzo 2009

Pensare la storia. Una lettura cattolica dell'avventura umana Paoline, Milano 1992, 

(...) Leo Moulin, ripete  ai credenti una sua convinzione, maturata in una vita di studio e di esperienza: «Date retta a me, vecchio incredulo che se ne intende: il capolavoro della propaganda anti-cristiana è l'essere riusciti a creare nei cristiani, nei cattolici soprattutto, una cattiva coscienza; a instillargli l'imbarazzo, quando non la vergogna, per la loro storia (...)

 Vittorio MESSORI

 



Dopo tre giorni di faticoso viaggio insieme, Léo Moulin, 81 anni, è fresco, elegante, attento e cordialissimo come sempre. Moulin, per mezzo secolo docente di storia e di sociologia all'università di Bruxelles, autore di decine di libri rigorosi e affascinanti, è tra gli intellettuali più prestigiosi d'Europa. È forse il maggiore conoscitore degli Ordini religiosi medievali, pochi come lui sono ammirati dalla sapienza di quei monaci. Eppure, si è distaccato sì dalle logge massoniche, dove ha militato («Spesso - mi dice - affiliarsi è condizione indispensabile per fare carriera nelle università, nei giornali, nelle case editrici: il mutuo soccorso tra i "fratelli muratori" non è un mito, è una realtà ancora attuale»), ma è restato un laico, un razionalista, di un agnosticismo che confina con l'ateismo.

Mi raccomanda, Moulin, di ripetere ai credenti una sua convinzione, maturata in una vita di studio e di esperienza: «Date retta a me, vecchio incredulo che se ne intende: il capolavoro della propaganda anti-cristiana è l'essere riusciti a creare nei cristiani, nei cattolici soprattutto, una cattiva coscienza; a instillargli l'imbarazzo, quando non la vergogna, per la loro storia. A furia di insistere, dalla Riforma sino ad oggi, ce l'hanno fatta a convincervi di essere i responsabili di tutti o quasi i mali del mondo. Vi hanno paralizzati nell'autocritica masochistica, per neutralizzare la critica di ciò che ha preso il vostro posto».

Femministe, omosessuali, terzomondiali e terzomondisti, pacifisti, esponenti di tutte le minoranze, contestatori e scontenti di ogni risma, scienziati, umanisti, filosofi, ecologisti, animalisti, moralisti laici: «Da tutti vi siete lasciati presentare il conto, spesso truccato, senza quasi discutere. Non c'è problema o errore o sofferenza della storia che non vi siano stati addebitati. E voi, così spesso ignoranti del vostro passato, avete finito per crederci, magari per dar loro manforte. Invece io (agnostico, ma storico che cerca di essere oggettivo) vi dico che dovete reagire, in nome della verità. Spesso, infatti, non è vero. E se talvolta del vero c'è, è anche vero che, in un bilancio di venti secoli di cristianesimo, le luci prevalgono di gran lunga sulle ombre. Ma poi: perché non chiedere a vostra volta il conto a chi lo presenta a voi? Sono forse stati migliori i risultati di ciò che è venuto dopo? Da quali pulpiti ascoltate, contriti, certe prediche?». Mi parla di quel Medioevo che da sempre frequenta come studioso: «Quella vergognosa menzogna dei "secoli bui", perché ispirati dalla fede del Vangelo! Perché, allora, tutto ciò che ci resta di quei tempi è di così fascinosa bellezza e sapienza? Anche nella storia vale la legge di causa ed effetto...».

Penso allo storico di Bruxelles in auto, una mattina qualunque, attraversando l'hinterland milanese. Qui, come in ogni altra periferia urbana, un Dante contemporaneo potrebbe ambientare qualche girone del suo inferno: rumori assordanti, odori mefitici, cumuli di rottami e di rifiuti, acque velenose, marciapiedi ingombri di auto parcheggiate, scarafaggi e ratti, cemento impazzito, brandelli di prato tossico. Ovunque, senti l'ira e l'odio di tutti contro tutti: automobilisti contro camionisti, pedoni contro motorizzati, acquirenti contro venditori, settentrionali contro meridionali, italiani contro stranieri, operai contro padroni, figli contro genitori. Il degrado è nei cuori, prima ancora che nell'ambiente.

Finalmente la mèta, il grande monastero, l'antica casa religiosa. Liberato con sollievo dall'auto, varco il portone. Di colpo, il mondo mi cambia intorno. Un grande, secolare cortile, chiuso su tutti i lati da un porticato che placa l'animo con l'armonia delle arcate. Silenzio, bellezza di affreschi, ritmo di architetture, frescura di ombre. Al di là del cortile, un vasto giardino, ultima spiaggia sui cui alberi si è rifugiato quanto sopravvive e vola nella terra desolata tutto attorno. Nell'accoglienza, poi, dei religiosi senti che è gente che - malgrado tutto - cerca di voler bene, che crede che amare sia ancora possibile.

Con un misto di ironia e di angoscia, penso alle vendette della storia negli ultimi due secoli, popolati da gente diversa ma unita dalla furia di sopprimere i segni cristiani, a cominciare dalle congregazioni religiose; dal bisogno di distruggere, con esse, i loro luoghi di pace e di bellezza, visti come angoli immondi di oscurantismo, ostacoli anacronistici sulla strada per edificare il sognato "mondo nuovo".

Adesso, eccoli i frutti del promesso domani radioso, al di là del muro che ripara il giardino. In nome dell'umanità, mai mondo fu reso più disumano. Le attese si sono rovesciate: la realtà e la speranza di un mondo più vivibile resistono - ma per quanto? - in questi brandelli religiosi, sopravvissuti (per miracolo, per caso, per ostinazione dei cristiani che ritornano dopo ogni soppressione) alla furia degli "illuminati". I cui figli e nipoti si rifugiano anch'essi qui, ora, a rimpiangere quanto è stato perduto. E a rallegrarsi che qualcosa si sia salvato dalla rabbia dei distruttori.

Se è dal frutto che si riconosce l'albero, c'è forse qualche conseguenza da trarne, anche per seguire l'ammonimento ai credenti di Moulin, il vecchio storico agnostico: «causa ed effetto...». I nostri scheletri nell'armadio li abbiamo pure noi; e guai a far finta di niente. La realtà cristiana mescola pur sempre il divino e l'umano; casta et meretrix è la Chiesa, secondo il detto dei Padri. E tali, sempre, furono e sono i suoi figli. Ma guardiamoci anche attorno, non più così vergognosi e intimoriti. Non c'è carità possibile senza verità; su di noi e sugli altri.

Vittorio Messori Pensare la storia. Una lettura cattolica dell'avventura umana Sugarco 2006 (nuova edizione) p.688

postato da: fabiotar alle ore 11:15 | link | commenti | commenti
categorie:
venerdì, 02 gennaio 2009

Omosessualità. Tra libertà sociale e ricerca psichiatrica

Intervista a Massimo Fagioli

 

Secondo il Venerdì di Repubblica (20/02/04), lo psichiatra Massimo Fagioli – cito testualmente – «non ha ancora deciso se prendersela di più con Freud, già definito “vecchio sadico imbecille” o con l’omosessualità, bollata come “annullamento” e considerata “legata alla pulsione di morte”». Il pretesto per la provocazione è un libro di Gianna Sarra, intitolato “La sindrome di Eloisa” (Nutrimenti, pp. 160), sugli amori epistolari di scrittrici e scrittori. Il saggio della Sarra in effetti rivela che Sigmund Freud era omosessuale, pubblicando le sue lettere erotiche all’amico e collega Wilhelm Fliess e allo scrittore Romain Rolland.

Abbiamo intervistato Massimo Fagioli, per chiarire il suo punto di vista sull’intera vicenda.

 

Allora professor Fagioli, ha letto il Venerdì?

 

«Comincerei con una affermazione da Costituzione francese: nella società non esistono né eterosessuali né omosessuali. Ai limiti, non esistono né donne né uomini. Nella società esistono cittadini. E il cittadino è quello che rispetta le leggi ed ha possibilità razionali di comportamento. Se queste vengono a mancare, il cittadino cade nella criminalità o nella malattia. E allora in quel momento egli è sospeso: perché ovviamente se sta male, si è rotto le gambe, non può fare l’atleta, non può nemmeno andare al lavoro e quindi va curato. Quando riprende il funzionamento del corpo o anche della mente, nella misura in cui è caduto nella malattia mentale, ritorna in società.»

 

Nell’articolo si diceva che lei ce l’avrebbe con gli omosessuali…

 

«Un momento. Quello che ho appena detto riguarda l’omosessualità come libertà sociale. D’altronde, da psichiatra devo studiare l’omosessualità… Non aggredisco gli omosessuali, perché ai limiti io non so se le persone che incontro per strada o che stanno in ufficio e che incontro per ragioni di lavoro sono omosessuali o non omosessuali. Non solo non lo so, ma non me ne importa assolutamente niente. Quello è un fatto privato!»

 

Qualcosa che avviene al di fuori dello studio medico

 

«È nella società. E io non mi permetterei mai di dire che qualcuno è omosessuale o no: quello è un libero cittadino, nella misura in cui passa col verde, nella misura in cui è gentile, nella misura in cui rispetta le regole sociali, nessuno ha il diritto di dire ‘quello è un omosessuale’, sarebbe una cafonata e un’aggressione… C’è la querela per violazione della privacy. Uno è liberissimo di fare quello che gli pare! E se questa faccenda va a finire nello studio psichiatrico, ugualmente è un fatto privato. Come dimostra la storia di quella donna che è stata liberissima di non andare dal medico e morire per cancrena alla gamba. E nessuno può intervenire…»

 

Tranne che nella ricerca scientifica…

 

«Se a livello culturale uno vuole discutere, fare ricerca scientifica, allora è un altro discorso: allora si fa un convegno e si studia che cos’è l’omosessualità, perché l’omosessualità, come viene l’omosessualità… Il discorso diventa lunghissimo perché non è soltanto una questione psicopatologica personale, privata, ma è una storia culturale generale. Di cui ci siamo ampiamente occupati, cioè ancora molto poco, perché dovremmo occuparcene molto di più… Parte dalle religioni, parte dalla Ragione, dal logos occidentale…»

 

Che è uno dei tanti argomenti dei suoi Incontri di ricerca psichiatrica all’Aula magna della Sapienza

 

«Sì, preparando il prossimo incontro del 28 febbraio, con Francesca Fagioli si rileggeva un passo della Repubblica di Platone, in cui dice esplicitamente che le donne non esistono, che le donne non sono esseri umani! Quindi la Ragione, il logos occidentale sono basati sull’omosessualità! Da 2500 anni. Poi tutti dicono che sono razionali, tutti dicono che l’identità umana è Ragione ma nessuno dice che questo significa che l’identità umana è omosessuale…»

 

Un’omosessualità latente, dunque.

 

«Ecco. C’è questa grande distinzione per cui quella minoranza di omosessuali espliciti, dichiarati, che hanno deciso, rappresenta il problema meno importante. Se invece io scopro che non è affatto vero che esiste una pulsione omosessuale originaria come diceva Freud; se scopro, come ho scoperto, la pulsione di annullamento, la negazione, la bramosia, il desiderio… posso dire che non è affatto come diceva Freud. E soprattutto posso affermare che il desiderio riguarda soltanto il rapporto eterosessuale! Dall’altra parte non c’è desiderio, non esiste, è una negazione… Per il resto se io preferisco passare le vacanze con una bella donna invece che con un uomo, me la lasci questa libertà? E quindi se lui vuole passarle con un uomo, con Romain Rolland o con Fliess, ci vada. Ma poi non può affermare che c’è una pulsione omosessuale originaria in tutti gli esseri umani!»

 

Sin dal ’71, con “Istinto di morte e conoscenza”, lei si batte contro queste teorie…

 

«Sin dal ’71 e anche prima. Lì c’è un altro problema più grosso, con la psichiatria o meglio ancora non con la psichiatria, perché la psichiatria qui non c’entra, ma con questa cosiddetta truffa storica della psicanalisi. Perché l’hanno tenuto nascosto per cento anni che Freud era un omosessuale? Questo Foucault lo diceva esplicitamente, ai limiti l’ha confessato anche Thomas Mann. L’ha confessato Armani… Perché la società di psicanalisi ha organizzato tutta una truffa storica per tenerlo nascosto? Per cui uno non poteva scegliere e diceva ‘vado a fare lo psicanalista’. Perché? ‘Perché lì sono eterosessuali, no?’. Invece non era vero… Perché non dire: no, la società di psicanalisi è una società omosessuale, se uno ci vuole andare ci va. Come c’è stato quel famoso articolo di Ammaniti, mi pare il 20 agosto 2000 o ’99, in cui affermava che i migliori analisti erano gli omosessuali. Perché? Allora, ditelo. Così ogni cittadino è libero di scegliere e, soprattutto, ogni studente, ogni ragazzo che non ha idee chiare in proposito… E voi lo imbrogliate in questa maniera? Ecco il punto.»

 

E magari dicono: siamo tutti omosessuali. Invece con la sua teoria dell’immagine interna…

 

«Quello è un altro discorso ancora. Troppo complicato. Come si fa a dire tutto? Si devono fare dei capitoli… Perché? Perché appunto il discorso dell’immagine interiore è fondamentale. Non ce l’hanno. Hanno soltanto la figura esterna, per cui magari diventano grandi stilisti, ma il rapporto con l’interno delle donne, quello non esiste…

Insomma, massimo rispetto per tutti. Ai limiti, nella misura in cui gli omosessuali rivendicano i diritti civili, io vado con loro a fare la manifestazione. Se però vengono nel mio studio privato, dicendo: io sto male… Rispondo: amico mio, tu questa omosessualità la devi affrontare, perché l’omosessualità non fa star bene. Perché non è un’identità. Chiaro?»

 

Chiarissimo.

 

(Agenzia Radicale, 22/02/04; Quaderni Radicali, marzo 2004; Il Sogno della Farfalla, luglio 2004)© Paolo Izzo
postato da: fabiotar alle ore 10:55 | link | commenti | commenti
categorie:
giovedì, 30 ottobre 2008

Il testo integrale del piano programmatico Gelmini-Tremonti e i tagli previsti

Archiviato in: Precariato — admin @ 12:44

Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca
Dipartimento per l’istruzione

1

Schema di piano programmatico del Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca
di concerto con il Ministro dell’Economia e delle Finanze
di cui all’art. 64 del decreto legge 25 giugno 2008, n. 112
convertito dalla legge 6 agosto 2008, n. 133

PREMESSA
Il nostro sistema d’istruzione sta vivendo da anni una preoccupante crisi i cui effetti sono tra l’altro
evidenziati da ricorrenti indagini nazionali ed internazionali: a fronte di una spesa per allievo
superiore alla media OCSE, di un rapporto insegnanti studenti decisamente più alto rispetto alla
media europea (9,2 insegnanti per cento studenti che raggiunge l’11,5 se si tiene conto degli
insegnanti di sostegno, degli insegnanti che svolgono attività diverse dall’insegnamento e dagli
insegnanti soprannumerari ecc..), si riscontrano consistenti divari tra gli esiti scolastici degli
studenti italiani e quelli degli altri paesi OCSE e ritardi significativi nei livelli di conoscenza e di
competenza relativi agli apprendimenti di base ed in particolare della matematica e della
comprensione linguistica. A questo si aggiungono diffuse forme di disinteresse degli alunni verso la
scuola, demotivazione e stanchezza del personale anche in assenza di incentivi e riconoscimenti del
merito e un preoccupante clima di incertezza e di sfiducia.
Un bilancio deludente che pone una seria ipoteca sul futuro dei nostri giovani, chiamati a
confrontarsi tra loro in un contesto internazionale globalizzato, dove la conoscenza è fattore
prioritario di crescita personale e collettiva e l’investimento più produttivo è quello in capitale
umano. E’ noto, infatti, che nella società in cui viviamo la “qualità” delle risorse umane costituisce
un bene primario e strategico di straordinaria importanza per interpretare correttamente e governare
l’innovazione e il cambiamento, per sostenere e orientare le vicende economiche, per essere
competitivi, per dare solidità e stabilità alle istituzioni democratiche, per assicurare coesione
sociale e promuovere la piena fruizione dei diritti di cittadinanza, per raggiungere livelli di
benessere accettabili e duraturi.
Ma “qualità” delle risorse umane significa “qualità” dell’istruzione, centralità della scuola quale
sede privilegiata di formazione integrale della persona, di crescita umana, civile e culturale delle
giovani generazioni e fondamentale fattore di sviluppo della società nel suo complesso.
Nel nostro Paese, alle profonde trasformazioni intervenute nella vita individuale e negli assetti
sociali, ai nuovi scenari disegnati dalla scienza e dalla tecnologia, alle nuove logiche della
produzione e del mercato del lavoro non è corrisposta una politica dell’istruzione che realizzasse un
disegno organico ed un intervento riformatore unitario e condiviso e, comunque, tale da adeguare
alla mutevole realtà gli ordinamenti scolastici, i percorsi formativi, i modelli organizzativi e
didattico-pedagogici, i profili professionali degli insegnanti, i sistemi di valutazione.
Le riforme e le innovazioni introdotte negli ultimi decenni hanno conosciuto vicende alterne e
spesso tormentate, spinte in avanti, ritorni al passato e rifacimenti che ne hanno impedito la
completa attuazione, generando confusione e sensibili ritardi nel processo di modernizzazione. Si

Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca
Dipartimento per l’istruzione

2

rende perciò necessario un profondo e sereno ripensamento dell’impianto complessivo del nostro
sistema scolastico, e l’avvio e la gestione di una fase di revisione, riordino ed “essenzializzazione”
dell’intero quadro normativo, ordinamentale, organizzativo e operativo. Non tanto si tratta di
aggiungere a quelle esistenti altre soluzioni innovative, ma di razionalizzare e semplificare
l’esistente e rendere pienamente efficienti i servizi scolastici al fine di raggiungere risultati
qualitativi migliori e di più alto profilo.
Il presente piano programmatico, elaborato in attuazione dell’art. 64, comma 3, del decreto legge 25
giugno 2008, n. 112 convertito dalla legge 6 agosto 2008, n. 133, si fa interprete di questa esigenza,
individuando un quadro organico di interventi e misure volti a realizzare contestualmente sia il
riassetto della spesa pubblica sia l’ammodernamento e lo sviluppo del sistema.
Ai fini suddetti sono stati tenuti in debita evidenza gli elementi di successo degli apprendimenti
evidenziati nel “Quaderno bianco sulla scuola”, elaborato d’intesa tra il Ministero dell’Istruzione e
quello dell’Economia e che si ritiene utile richiamare:
- percorsi formativi caratterizzati dalla chiarezza dei profili di uscita, dagli obiettivi e dai
livelli di apprendimento per ogni ciclo di studi;
- essenzialità, coerenza e continuità dei contenuti dei curricoli e dei piani di studio, nella
prospettiva di un progressivo passaggio ad una didattica per competenze, i cui esiti vanno
certificati con “strumenti” oggettivi;
- autonomia didattica e di ricerca delle scuole nell’organizzare le soluzioni più efficaci per
raggiungere i livelli di apprendimento previsti e per superare i fenomeni di dispersione e di
insuccesso scolastico;
- un sistema di monitoraggio e di valutazione che misuri conoscenze, competenze e abilità
degli studenti nel tempo, offrendo elementi per una didattica più personalizzata e
assicurando maggiore omogeneità degli esiti tra le diverse aree del Paese;
- forme integrative della retribuzione di base, legate al riconoscimento del merito, in un
contesto di autonomia organizzativa, didattica e di ricerca, sia a livello di istituzione
scolastica che di singolo docente.
In consonanza con gli obiettivi e le strategie utilizzati in ambito internazionale, per realizzare il
successo scolastico, il piano intende coniugare il dato quantitativo relativo al migliore assetto delle
classi e alla riduzione degli indirizzi e dei carichi orario di insegnamento con quelli della migliore
qualità dei servizi scolastici e di un efficace dimensionamento del sistema e a un più produttivo
impegno degli insegnanti.
Le soluzioni di carattere strutturale e le politiche del territorio per rivelarsi produttive di effetti e
assicurare il successo scolastico debbono essere sostenute da un corretto e ben ponderato impiego
delle risorse professionali della scuola, attraverso l’adozione di interventi e misure che, nel mentre
eliminino sprechi e sottoutilizzo di mezzi, responsabilizzino e recuperino motivazioni, valorizzino il
merito, coinvolgano e rendano partecipi nelle scelte, conferiscano maggior ruolo, diano un più
avvertito senso di appartenenza.

Si rende pertanto necessario ed urgente procedere alla revisione degli ordinamenti scolastici,
dei piani di studio e dei quadri orari, all’attivazione di politiche del territorio efficaci, alla
definizione e al riordino del sistema di istruzione professionale corrispondente alle attese ed ai

Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca
Dipartimento per l’istruzione

3

bisogni della collettività: il tutto all’insegna della “essenzialità” e della “continuità” e alla luce di
quanto previsto dalle Indicazioni nazionali da ridefinire rapidamente, tenendo anche conto, per il
primo ciclo, degli esiti delle sperimentazioni in atto.

Si ritiene poi preliminare rispetto alle altre azioni e non più rinviabile, una complessiva e incisiva
revisione della rete scolastica e dell’offerta formativa sul territorio, che elimini nel triennio
duplicazioni di indirizzi - spesso frutto della pura sedimentazione di innovazioni successive e della
mancanza di proficui raccordi e interazioni tra i livelli istituzionali, i soggetti e gli organismi
rappresentativi interessati - e legittimi la presenza di istituzioni scolastiche secondo criteri di
corretto dimensionamento, sulla base dei parametri previsti dal DPR 233/98 per l’attribuzione
dell’autonomia. A tal fine occorre stabilire una forte interlocuzione con le Regioni e gli Enti locali,
al fine di consentire agli stessi, anche con la collaborazione degli Uffici Scolastici Regionali e
Provinciali, scelte di politica scolastica più aderenti ai bisogni del territorio e meglio integrate con
la formazione professionale, l’istruzione post-secondaria e l’istruzione per gli adulti.

Per poter raggiungere gli obiettivi di razionalizzazione e di sviluppo previsti dal presente piano si
richiede, inoltre, un forte impegno che porti ad un’intesa con la Conferenza unificata e crei le
condizioni per una progressiva attuazione di quanto previsto dal novellato titolo V della
Costituzione.
Gli interventi finalizzati al razionale ed efficace utilizzo delle risorse - che si inseriscono nel più
ampio contesto di un globale riassetto della spesa pubblica che il Governo è chiamato
inderogabilmente ad avviare – mirano ad incrementare di un punto il rapporto alunni/docenti e a
ridurre del 17% la consistenza del personale ATA. Contrariamente a quanto avvenuto nel passato,
mirano anche a realizzare il riordino complessivo del sistema, attraverso la valorizzazione
dell’autonomia delle unità scolastiche, il pieno coinvolgimento delle Regioni e delle Autonomie
locali, una nuova governance territoriale dell’istruzione/formazione e un più appropriato ed
efficace utilizzo delle risorse.
Il 30% delle economie che saranno realizzate sarà destinato al merito e allo sviluppo professionale
del personale della scuola, la cui partecipazione attiva e responsabile ai processi innovativi è
indispensabile per il buon esito degli stessi.
I provvedimenti che si intende adottare si pongono, altresì, in una linea di continuità con le azioni
poste in essere nel recente passato, previste dalle leggi finanziarie 2007 e 2008, dal c.d. decreto
mille proroghe, dalla normativa sull’obbligo di istruzione e dalla Legge 40/2007, relativa
all’istruzione tecnico-professionale.
CRITERI DI PREDISPOSIZIONE E ATTUAZIONE DEL PIANO.
Il citato articolo 64 individua una rete di collaborazioni interistituzionali per l’organizzazione del
sistema scuola, in grado di assicurare trasparenza e qualità allo stesso e basata sull’impegno e sul

Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca
Dipartimento per l’istruzione

4

lavoro comune del Ministero dell’Istruzione dell’Università e della Ricerca, del Ministero
dell’Economia e delle Finanze, delle Regioni e delle Autonomie locali.
Il piano programmatico predisposto tenendo in debito conto, ai fini della puntuale realizzazione
degli interventi, dell’importante ruolo della citata rete di collaborazioni, si ispira ai seguenti criteri
e principi guida:
− la dimensione territoriale quale ambito di riferimento sia per l’esercizio delle competenze
nazionali e regionali previste dalla Costituzione, anche in relazione alle attribuzioni delle
Regioni in ordine all’allocazione delle risorse umane disponibili, sia per la definizione
dell’offerta formativa e della rete territoriale di scuole, sia infine per la gestione del servizio
scolastico, nel rispetto delle norme generali delle prestazioni e secondo criteri che assicurino
uno sviluppo coerente ed omogeneo del sistema scolastico sul territorio nazionale;
− la trasparenza nelle scelte, con l’individuazione di parametri oggettivi, che consentano di
valutare il percorso di riqualificazione della spesa e di progressivo riequilibrio territoriale
nell’utilizzo delle risorse;
− l’integrazione delle risorse dello Stato, delle Regioni e degli Enti locali, per il governo della
flessibilità e la valorizzazione del livello territoriale nell’individuazione delle soluzioni
organizzative più idonee a rispondere alle esigenze degli studenti e delle loro famiglie;
− l’ottimale dimensionamento delle scuole autonome e la funzionale previsione di una rete di
punti di erogazione del servizio realmente rispondente ai bisogni dell’utenza che risiede in
aree disagiate (insulari, collinari, montane, etc.);
− la sostenibilità per gli studenti del carico orario e della dimensione quantitativa dei piani di
studio, opportunamente riducendo l’eccessiva espansione degli insegnamenti e gli assetti orari
dilatati, che si traducono in un impegno dispersivo e poco produttivo, in parte responsabile
degli insuccessi, del fenomeno della dispersione e dell’abbandono;
− il superamento della frammentazione e proliferazione degli indirizzi di studio, che disorienta
l’utenza e determina un aumento ingiustificato di docenti, e spesso produce una modesta
qualità dei risultati di apprendimento.

LE AREE DI INTERVENTO
Per ragioni sistematiche e chiarezza di quadro espositivo si strutturano e articolano gli interventi
programmati con riferimento alle tre aree successivamente indicate, riconducibili alle fattispecie e
tipologie previste dalla legge 133/2008.
Il presente documento programmatico individua una sequenza organica di azioni strettamente
correlate e interdipendenti secondo una logica unitaria, riferite alle seguenti macro aree:

1. Revisione degli ordinamenti scolastici;
2. Riorganizzazione della rete scolastica, ivi compresi i centri territoriali per l’educazione
degli adulti e i corsi serali;
3. Razionale ed efficace utilizzo delle risorse umane delle scuole.

Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca
Dipartimento per l’istruzione

5

ACCELERAZIONE DELLE PROCEDURE
Al fine di poter disporre di strumenti normativi che consentano di raggiungere l’obiettivo del
contenimento, della razionalizzazione e della migliore qualificazione dei servizi scolastici entro i
tempi utili per la gestione di tutte le operazioni concernenti l’anno scolastico 2009/10, si prevederà
l’emanazione di uno o più Regolamenti, secondo la procedura di cui all’art. 64, comma 4, della
legge 133/2008, recante i principi base, le modalità ed i tempi per la realizzazione delle azioni
relative alle aree prima indicate, da declinare anche attraverso l’adozione di decreti ministeriali e
interministeriali.
In particolare i citati Regolamenti disciplineranno la revisione dei curricoli del I e II ciclo e
conterranno le indicazioni per l’adozione, entro il mese di dicembre, di una prima azione volta al
dimensionamento e razionalizzazione della rete scolastica, da realizzare d’intesa con le Regioni,
nonché i criteri e le misure da adottare per l’innalzamento del rapporto alunni docenti a modifica del
D.M. 331/1998.

1. Revisione degli ordinamenti scolastici.
In questa area si rende necessaria l’attivazione di iniziative volte sia ad armonizzare e ricondurre in
un quadro coerente i diversi interventi di riforma ordinamentale succedutisi negli ultimi anni, sia ad
operare, all’interno dei diversi ordini di scuola opportunamente rivisti, una riformulazione degli
assetti orari. Nel quadro di tali iniziative si darà attuazione alla disposizione di cui all’art. 4 del
decreto legge 1 settembre 2008, n. 137, concernente la reintroduzione nella scuola primaria del
maestro unico dal 1 settembre 2009.

- Intervento e razionalizzazione dei piani di studio

La revisione dei piani di studio di insegnamento e, conseguentemente, dei carichi orario, anche ai
fini di una loro “essenzializzazione”, tiene conto dei recenti interventi che hanno riguardato, da una
parte, il primo ciclo di istruzione e, dall’altra, l’impianto di riforma del secondo ciclo di cui alla
legge 53/2003, nonché delle recenti misure di riassetto dell’istruzione tecnica e professionale
introdotte dalla legge 40/2007 e dal decreto legge 137/2008. Tale revisione sarà realizzata anche
mediante l’adozione di uno o più Regolamenti ai sensi dell’art. 64 più volte citato nonché, per
favorire il rapido e completo raggiungimento degli obiettivi, di appositi decreti ministeriali che
avviino il processo di innovazione fin dall’anno scolastico 2009/2010.

In tale ottica le Indicazioni nazionali relative alla scuola dell’infanzia e alle scuole del primo ciclo
di istruzione, di cui agli allegati A, B e C al decreto legislativo 18 febbraio 2004, n. 59, saranno
opportunamente armonizzate con le Indicazioni per il curricolo proposte con direttiva ministeriale
3 agosto 2007, n. 68, con l’obiettivo di pervenire ad una stesura unitaria e semplificata. I relativi
piani di studio, le discipline e i carichi orario saranno contestualmente riesaminati ed
“essenzializzati”.

Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca
Dipartimento per l’istruzione

6

I nuovi piani di studio della scuola dell’infanzia e del primo ciclo di istruzione costituiranno parte
integrante dei Regolamenti da emanare in attuazione del presente piano programmatico.

I piani di studio relativi al sistema dei licei, di cui al decreto legislativo 17 ottobre 2005, n. 226,
come modificato dalla legge 2 aprile 2007, n. 40, saranno riesaminati con l’obiettivo di
razionalizzarne l’impianto in termini di massima semplificazione. Andranno in tale contesto definite
le discipline ed i carichi orario delle singole tipologie in misura non superiore alle 30 ore
settimanali.

I piani di studio relativi agli istituti tecnici e professionali di cui la legge 2 aprile 2007, n. 40,
saranno anch’essi riveduti al fine di pervenire ad una ulteriore razionalizzazione e semplificazione.
Per quanto riguarda l’istruzione tecnica, se ne definiranno gli indirizzi in un numero contenuto e
adottando un carico orario annuale obbligatorio delle lezioni non superiore a 32 ore settimanali. Per
i citati ordini di studio le suddette operazioni dovranno essere raccordate con i tempi previsti per la
effettuazione delle iscrizioni e la determinazione degli organici.
Per l’istruzione professionale si opererà nel senso che gli indirizzi aventi una sostanziale
corrispondenza con quelli dell’istruzione tecnica, confluiscano in quest’ultima, evitando
duplicazioni di percorsi e di carichi orari e conseguente disorientamento dell’utenza. Si
riorganizzeranno i rimanenti indirizzi di durata quinquennale, finalizzati al conseguimento di un
titolo di studio di istruzione secondaria superiore, in un numero ristretto di tipologie che abbiano
rilevanza nazionale, con un carico orario settimanale non superiore a quello degli istituti tecnici.
Si provvederà, inoltre, all’elaborazione delle linee guida di cui all’art. 13, comma 1 quinquies, della
legge n. 40/2007, con le quali saranno definiti i criteri atti a consentire, in regime di transitorietà e
sussidiarietà, la prosecuzione dei percorsi di durata triennale degli istituti professionali finalizzati al
rilascio di qualifiche professionali nei limiti delle risorse umane, strumentali e finanziarie
disponibili a legislazione vigente.
Dovrà infine essere ridefinito l’assetto organizzativo-didattico dei Centri di istruzione per gli adulti.
I nuovi piani di studio degli istituti di istruzione secondaria costituiranno parte integrante dei
Regolamenti da emanare in attuazione del presente piano programmatico.

- Revisione dei quadri orario nei diversi ordini di scuola
L’assestamento dei curricoli e la razionalizzazione dei piani di studio di cui sopra dovranno
comportare nuovi quadri orario di durata più contenuta, con il superamento della duplicazione di
indirizzi corrispondenti e la revisione delle attuali forma di compresenza, finalizzata al più proficuo
utilizzo del personale docente e all’estensione del servizio.

Nella scuola dell’infanzia l’orario obbligatorio delle attività educative, nell’ottica di una
progressiva generalizzazione e tenendo conto delle diversificate esigenze rappresentate dalle
famiglie, si svolge anche solamente nella fascia antimeridiana, impiegando una sola unità di
personale docente per sezione e riorganizzando il più possibile il funzionamento delle sezioni di una
medesima scuola sulla base di tali opzioni. Le conseguenti economie di ore e di posti potranno
consentire nuove attivazioni e conseguentemente l’estensione del servizio.

Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca
Dipartimento per l’istruzione

7

Nei territori montani, delle piccole isole e dei piccoli comuni privi di strutture educative per la
prima infanzia, sarà consentita, ad integrazione del numero delle sezioni che non raggiungono il
numero dei bambini stabilito, l’iscrizione alla scuola dell’infanzia di piccoli gruppi di bambini di
età compresa tra i due e i tre anni, da inserire sulla base di progetti integrati, ispirati all’esperienza
delle sezioni primavera, entro limiti massimi del numero di bambini fissato per sezione e dell’orario
di svolgimento dell’attività educativa.
E’ reintrodotto con apposito intervento normativo, l’istituto dell’anticipo di cui alla legge 53/2003 e
al decreto leg.vo 59/2004, nei limiti delle disponibilità finanziarie esistenti.
Ulteriori risposte alle esigenze relative alla medesima fascia di età potranno essere soddisfatte anche
attraverso la prosecuzione e dallo sviluppo delle c.d. “sezioni primavera”.

Nella scuola primaria va privilegiata ai sensi del decreto legge 1 settembre 2008, n. 137,
l’attivazioni di classi affidate ad un unico docente e funzionanti per un orario di 24 ore settimanali.
Tale modello didattico e organizzativo, infatti, appare più funzionale “all’innalzamento” degli
obiettivi di apprendimento, con particolare riguardo all’acquisizione dei saperi di base, favorisce
l’unitarietà dell’insegnamento soprattutto nelle classi iniziali, rappresenta un elemento di rinforzo
del rapporto educativo tra docente e alunno, semplifica e valorizza la relazione fra scuola e
famiglia. Nell’arco di vita intercorrente dai sei ai dieci anni si avverte il bisogno di una figura unica
di riferimento con cui l’alunno possa avere un rapporto continuo e diretto.
Le economie derivanti da tale modello didattico, allo stato non quantificabili, consentono di
ottenere ulteriori risorse che potranno ridurre l’incidenza degli altri interventi. Resta comunque
aperta la possibilità di una più ampia articolazione del tempo scuola, tenuto conto della domanda
delle famiglie e della dotazione organica assegnata alle scuole, nel rispetto dell’autonomia delle
stesse.
Le relative opzioni organizzative possibili sono le seguenti:

􏰀 la prima (27 ore), corrispondente all’orario di insegnamento di cui al decreto legislativo
59/2004, con esclusione delle attività opzionali facoltative;
􏰀 la seconda (30 ore) comprensiva dell’orario opzionale facoltativo e con l’introduzione del
maestro prevalente; quest’ultimo nei limiti dell’organico assegnato, integrabile con le risorse
disponibili presso le scuole.

Potrà altresì aversi, ai sensi del decreto legislativo 59/2004, una estensione delle ore di lezione pari
ad un massimo di 10 ore settimanali, comprensive della mensa.

L’insegnamento della lingua inglese è affidato ad un insegnante di classe opportunamente
specializzato. Si dovrà prevedere, pertanto, un piano di formazione linguistica obbligatoria della
durata di 150/200 ore attraverso l’utilizzo, come formatori, di docenti specializzati e di docenti di
lingua della scuola secondaria di I grado. I docenti in tal modo formati, saranno preferibilmente
impiegati, già dall’anno scolastico 2009/2010, nelle prime due classi della scuola primaria e saranno
assistiti da interventi periodici di formazione. Potrà altresì essere previsto, in via transitoria, un
affiancamento da parte di un nucleo di docenti specializzati operanti presso ogni scuola, nonché,
negli istituti comprensivi, da parte di docenti di lingua inglese.

Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca
Dipartimento per l’istruzione

8

Nelle more della conclusione del piano di formazione, in via transitoria e fino all’a.s. 2010/2011,
potranno continuare ad essere utilizzati, in caso di carenza di docenti specializzati, docenti
specialisti esterni alle classi, per l’intero orario settimanale di docenza previsto dal CCNL.

L’orario obbligatorio delle lezioni per la scuola secondaria di I grado è definito, in via ordinaria,
nella misura di 29 ore settimanali (rispetto alle 32 attuali) con conseguente adattamento del quadro
orario previsto dall’allegato C al decreto legislativo 19 febbraio 2004, n. 59. Sono fatte salve le
situazioni ordinamentali relative alla classi ad indirizzo musicale.
Le classi funzionanti col tempo prolungato, previste dall’art. 166, comma 4 del Testo Unico delle
disposizioni legislative in materia di istruzione, di cui al decreto legislativo 16 aprile 1994, n. 297, e
successive modificazioni, saranno ricondotte all’orario normale qualora non dispongano di servizi e
strutture per lo svolgimento obbligatorio di attività in fascia pomeridiana per almeno tre giornate a
settimana ovvero non sia previsto il funzionamento di un corso intero a tempo prolungato. I quadri
orario delle classi a tempo prolungato saranno opportunamente definiti per un orario massimo di 36
ore per insegnamenti e attività. Saranno determinate entro il mese di dicembre le classi di
abilitazione ai sensi dell’art. 14 del decreto legislativo 59/2004 e la conseguente composizione
delle cattedre, riconsiderando quelle attuali al fine di superare l’esistente frammentazione degli
insegnamenti, privilegiando quelli di base e aggregazioni umanistico letterarie, scientifico
tecnologiche e linguistiche.

L’orario obbligatorio di lezione nei licei classici, linguistici, scientifici e delle scienze umane sarà
pari ad un massimo di 30 ore settimanali, con conseguente revisione dei quadri orario previsti dagli
allegati al decreto legislativo 17 ottobre 2005, n. 226.

Per i licei artistici e i licei musicali e coreutici l’orario obbligatorio di lezione sarà di 32 ore
settimanali, con conseguente revisione dei quadri orario previsti dagli allegati al decreto legislativo
17 ottobre, n. 226.

Per gli istituti tecnici e professionali previsti dalla legge 2 aprile 2007, n. 40, per i quali il numero
degli indirizzi di studio dovrà essere opportunamente ridimensionato tenendo conto anche delle
proposte del documento finale predisposto dall’apposita Commissione ministeriale di studio,
l’orario obbligatorio delle lezioni non potrà essere superiore a 32 ore settimanali, comprensive delle
ore di laboratorio. Per quanto riguarda gli indirizzi degli istituti professionali, si fa rinvio a quanto
in precedenza previsto per la semplificazione e riduzione dei percorsi. La modifica degli
ordinamenti si avvierà progressivamente a decorrere dall’anno scolastico 2009/2010. Dall’a.s.
2009/2010 non saranno conseguentemente attivate nelle prime classi le sperimentazioni attualmente
in atto.

Per i centri di istruzione per gli adulti, (compresi i corsi serali degli istituti di II grado) bisognerà
ridefinire l’assetto organizzativo-didattico, prevedendo un numero contenuto di materie di
insegnamento e legando l’autorizzazione dei corsi stessi al monitoraggio degli esiti finali. Eventuali
docenti in esubero non potranno essere utilizzati in corsi o in moduli non ordinamentali.

Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca
Dipartimento per l’istruzione

9

Apposito intervento dovrà riguardare la figura del docente tecnico-pratico presente negli istituti di
secondo grado, riducendo di almeno il 30%, rispetto a quelle previste dagli ordinamenti vigenti, le
compresenze con il titolare della cattedra e la contemporanea revisione delle relative funzioni e di
quelle dell’assistente tecnico, con l’obiettivo prioritario di assicurare la massima efficienza ed
efficacia dell’attività didattica e in laboratorio.

2. Riorganizzazione della rete scolastica.

Il DPR 233/1998, nel fissare i parametri per il dimensionamento delle istituzioni scolastiche,
prevede uno standard generale compreso tra i 500 e i 900 alunni, quale requisito per il conferimento
dell’autonomia alle istituzioni scolastiche.
Lo stesso DPR 233 consente tuttavia una deroga a tale standard autorizzando, in via eccezionale,
dimensionamenti di istituzioni scolastiche con una popolazione compresa tra le 300 e le 500 unità, a
condizione che si trovino in zone montane o nelle piccole isole e si tratti di istituti comprensivi del
1° ciclo o “istituti superiori”del 2° ciclo.
Da quasi un decennio, però, la rete scolastica, è rimasta pressoché immutata nelle sue strutture vale
a dire nei suoi punti di erogazione del servizio (plessi, sedi distaccate o principali, sezioni associate)
e nei centri di coordinamento e gestione (istituzioni scolastiche), e ciò nonostante le dinamiche
demografiche che spesso hanno svuotato o riempito a dismisura la platee scolastiche o hanno reso
difficili o superflui la gestione e il coordinamento delle scuole.
La presenza dei due diversi livelli di competenza, quello nazionale e quello territoriale, l’assenza di
un adeguato coordinamento tra i livelli istituzionali interessati, e la carenza di idonei monitoraggi
della rete, che potessero prevenire o correggere tempestivamente il deteriorarsi dei livelli di
erogazione del servizio, hanno favorito sprechi di risorse, sperequazioni e disfunzioni.

Attualmente circa 700 istituzioni scolastiche autonome hanno una popolazione scolastica inferiore
ai minimi previsti dalla fascia in deroga (meno di 300 alunni). All’interno poi della stessa fascia in
deroga vi sono oltre 850 istituzioni scolastiche che non hanno titolo, per tipologia di scuola (circoli
didattici, scuole medie, istituti superiori), a farne parte, perché per la loro istituzione non è prevista
la possibilità di deroga. Alle citate scuole se ne aggiungono altre 1.050 (istituti comprensivi)
comprese nella fascia minima, ma non tutte si trovano effettivamente nei territori montani o nelle
piccole isole.
Si può dunque stimare che una buona percentuale di istituzioni scolastiche, compresa tra il minimo
certo del 15% e il massimo probabile del 20%, non sia legittimato a funzionare come istituzione
autonoma.
Anche per i diversi punti di erogazione del servizio le dinamiche demografiche hanno determinato
significative modifiche nel numero della popolazione scolastica accolta.
La presenza di oltre 10.760 istituzioni scolastiche autonome, che governano 41.862 punti di
erogazione del servizio, è di ostacolo alla stabilità delle stesse e all’offerta di una pluralità di scelte
aggregate in maniera razionale alle esigenze del territorio e che agevolino l’esercizio del diritto
all’istruzione. Inoltre, escludendo dal computo le scuole dell’infanzia per la loro particolare natura
di servizio capillarmente diffuso, su poco più di 28 mila punti di erogazione del servizio circa il
15% ha meno di 50 alunni e un altro 21% ha meno di 100 alunni. In effetti, la polverizzazione sul

Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca
Dipartimento per l’istruzione

10

territorio di piccole scuole non risulta funzionale al conseguimento degli obiettivi didattico-
pedagogici, in quanto non consente l’inserimento dei giovani in comunità educative culturalmente
adeguate a stimolarne le capacità di apprendimento e di socializzazione
Si rende pertanto necessario non solo eliminare le numerose situazioni non conformi ai parametri
dell’attuale normativa, ma anche ripensare il sistema nel suo complesso al fine dell’ottimizzazione e
della perequazione delle risorse umane a sostegno di una maggiore funzionalità gestionale,
prevedendo anche ricorrenti verifiche, tali da prevenire e correggere tempestivamente le eventuali
anomalie.
Il dimensionamento delle istituzioni scolastiche dovrà procedere pertanto attraverso la verifica delle
situazioni in atto finalizzata al rispetto dei parametri previsti dalla normativa vigente per il
funzionamento delle scuole autonome, a cominciare dai territori non ubicati nelle comunità
montane o nelle piccole isole, anche attraverso il progressivo superamento delle attuali situazioni
relative a plessi e a sezioni staccate con meno di 50 alunni. L’esperienza virtuosa di diversi
Comuni, che ha consentito in questi anni di ovviare, ove possibile, alle criticità e all’isolamento
delle piccole scuole, deve essere assunta come linea di intervento generalizzata, anche se richiederà
tempi medio-lunghi, soprattutto nei territori montani e nelle piccole isole.
È opportuno, tuttavia, che l’intervento sia gradualmente realizzato dalle Regioni e dagli Enti Locali,
col supporto di azioni mirate quali, ad esempio, l’attivazione di trasporti, l’adeguamento delle
strutture edilizie ecc.. e provvedendo contestualmente alla realizzazione di servizi in rete. In tale
contesto va anche considerato il conferimento dell’autonomia ai centri provinciali per l’istruzione
degli adulti di cui al decreto del Ministro della pubblica istruzione 25 ottobre 2007, in applicazione
dell’articolo 1, comma 632, della legge finanziaria 2007.
Nell’azione di razionalizzazione della rete scolastica un modello da incentivare è quello degli
Istituti «comprensivi» che, oltre a consentire una migliore organizzazione delle risorse, rispondono
meglio sul piano didattico, garantendo una più incisiva continuità, il curricolo verticale e un
migliore orientamento scolastico e professionale.
Un ulteriore ambito di intervento può essere quello di evitare, nella scuola secondaria superiore,
duplicazioni di indirizzi formativi sostanzialmente equipollenti, riducendo la flessibilità
dell’organico.
L’istituzione, la soppressione o l’aggregazione delle scuole, quali punti di erogazione del servizio
scolastico, rientrano, com’è noto, nelle competenze delle Regioni e alle Autonomie locali, in base
al disposto del decreto legislativo 31 marzo 1998, n. 112, e alle previsioni del novellato titolo V
della Costituzione sulla base dei parametri e dei criteri per il dimensionamento e per
l’individuazione dei punti di erogazione dei servizi definiti dal Ministero dell’istruzione con
l’emanazione dell’apposito Regolamento previsto dall’art. 64.
In attesa della conclusione dell’iter di emanazione del citato Regolamento, l’Amministrazione
scolastica offrirà alle Regioni e alle Autonomie locali la collaborazione necessaria per dimensionare
la rete scolastica nel rispetto delle disposizioni vigenti; ciò tanto con riferimento alle istituzioni
scolastiche, che al funzionamento delle sedi di erogazione del servizio.

Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca
Dipartimento per l’istruzione

11

3. Razionale ed efficiente utilizzo delle risorse umane della scuola.

Il processo di razionalizzazione dell’utilizzo delle risorse prevede peculiari interventi volti ad
eliminare circoscritte, ma non poco onerose, nicchie di spreco e sottoutilizzo delle risorse stesse,
sia attraverso una verifica della situazione applicativa delle norme di ordinamento vigenti, sia
attraverso l’emanazione di un nuova normativa mirata al contenimento di oneri non funzionali al
raggiungimento degli obiettivi istituzionali.
Le azioni previste dal piano per il raggiungimento della suddetta finalità si riferiscono agli ambiti di
seguito descritti.

Personale docente

− Criteri e parametri per la determinazione degli organici del personale

Per il raggiungimento dell’obiettivo di un più razionale utilizzo delle risorse professionali
occorre intervenire, in primo luogo, su quel complesso di norme e procedure che presiedono alla
definizione degli organici del personale.

Si indicano, di seguito, alcune delle misure previste:
• definizione di nuovi criteri per la determinazione e distribuzione delle dotazioni organiche in
relazione alla revisione degli ordinamenti scolastici. L’organico di istituto, determinato secondo
le nuove previsioni ordinamentali, verrà assegnato alle scuole che, nell’ambito della propria
autonomia, organizzeranno l’attività didattica con criteri di flessibilità;
• ridefinizione dei criteri e parametri che presiedono alla formazione delle classi, con particolare
riguardo ai valori minimi e massimi necessari per la costituzione delle stesse che consentano di
incrementare sia il rapporto alunni/docenti che quello alunni/classi, per un accostamento di tale
rapporto ai relativi standard europei, come previsto dall’art. 64 comma 4 della legge 133/2008.
Si confermerà il criterio di costituire le classi iniziali di ciclo esclusivamente sulla base del
numero di alunni iscritti, procedendo solo successivamente all’assegnazione degli stessi alle
classi secondo le diverse scelte espresse e nel limite dei posti disponibili. I dirigenti scolastici
sono personalmente responsabili di tale operazione.
Come riportato nella scheda allegata, il rapporto alunni-classe si eleverà di uno 0,20 con
riferimento all’a.s. 2009/2010 e di uno 0,10 in ciascuno dei due anni scolastici successivi.
L’innalzamento sarà riferito ai livelli massimi di alunni per classe attualmente vigenti per i vari
gradi di istruzione, tenendo altresì conto della presenza di alunni disabili.
Tale intervento si rende necessario non solo per contenere la spesa, ma anche per superare la
polverizzazione dei centri di erogazione del servizio non funzionali agli obiettivi formativi, in
quanto non consente di inserire gli studenti in comunità educative culturalmente adeguate.
L’intervento in questione consentirà, altresì, di evitare, specie nel biennio iniziale, quella
frammentazione degli indirizzi che costituisce ostacolo all’acquisizione di una formazione di
base coerente con le esigenze della società della conoscenza.
L’applicazione dei nuovi parametri, correlata alla revisione della rete scolastica da parte delle
Regioni, costituisce lo strumento necessario per la determinazione e l’assegnazione dei

Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca
Dipartimento per l’istruzione

12

contingenti di organico. Resta inteso che, in relazione al progressivo rafforzamento
dell’autonomia delle scuole, l’ottimale utilizzo dell’organico dei docenti potrà essere realizzato
secondo criteri di flessibilità che promuovano l’azione modulare, ai sensi dell’art. 4, comma 2
lettera d) del DPR 8 marzo 1999, n. 275, di gruppi di alunni provenienti dalla stessa o da diverse
classi o da diversi anni di corsi.
• superamento delle attività di co-docenza e contenimento delle attività in compresenza tra
docenti di teoria e insegnanti tecnico-pratici di laboratorio;
• riconduzione a 18 ore di tutte le cattedre di scuola di I e II grado;
• eliminazione nella scuola secondaria di secondo grado della norma che consente di
salvaguardare la titolarità del docente nei casi in cui vi sia stata la riconduzione della cattedra a
18 ore di insegnamento;
• determinazione dell’organico dei docenti relativo ai corsi per l’istruzione degli adulti che tenga
conto della serie storica degli alunni scrutinati e non di quelli iscritti, privilegiando i curricoli e i
piani di studio con percorsi più brevi ed essenziali rispetto a quelli previsti per i corsi ordinari;
• sostegno allo sviluppo di sistemi di istruzione a distanza;
• graduale piena attuazione della disciplina prevista dal comma 413 dell’articolo 2 della legge 24
dicembre 2007 n. 244, relativa alla determinazione dei posti di sostegno per gli alunni disabili.

􏰁 Classi di concorso
Si provvederà ad accorpare le classi di concorso con una comune matrice culturale e
professionale, ai fini di una maggiore flessibilità nell’impiego dei docenti. Tale misura risulta
funzionale al processo di essenzializzazione dei curricoli previsto dal piano, nonché alla
revisione dei quadri orario delle discipline d’insegnamento.
􏰁 Docenti specialisti di lingua inglese nella scuola primaria
Come in precedenza evidenziato, si porranno in essere le azioni finalizzate alla realizzazione di
una intensiva formazione dei docenti che non hanno ancora il titolo per poter insegnare la lingua
inglese.
􏰁 Docenti inidonei per motivi di salute
La legge finanziaria per l’anno 2008 dispone la costituzione di un ruolo specifico per i docenti
inidonei per motivi di salute, da impiegare anche in altre Amministrazioni. Occorre accelerare la
prevista procedura. Ciò consentirà di eliminare questa voce di spesa che grava notevolmente sul
bilancio dell’istruzione.
􏰁 Riconversione professionale dei docenti
Saranno attivati corsi di riconversione professionale per i docenti, facenti parte delle classi di
concorso in esubero, nonché corsi relativi ad altre tipologie di docenti, ai fini dell’inserimento
in classi di concorso più ampie.
􏰁 Utilizzo dei docenti in compiti diversi dall’insegnamento
Saranno rivisti gli istituti giuridici che comportano comandi, collocamenti fuori ruolo,
utilizzazioni ecc.., onde ridurre allo stretto necessario la incidenza della spesa rappresentata dal
pagamento dei supplenti in sostituzione.

La revisione degli ordinamenti scolatici con una riduzione generalizzata del monte ore settimanale
di insegnamento e la definizione di nuovi criteri per la formazione delle classi e degli organici,

Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca
Dipartimento per l’istruzione

13

determinerà una riduzione strutturale della spesa. Quand’anche in via temporanea, in alcuni
ambiti, si determinassero situazioni di soprannumero, riassorbibili con i successivi pensionamenti,
si determinerebbe comunque una economia a seguito dell’utilizzo di tale personale per le
supplenze e, nella scuola primaria, per fronteggiare le richieste delle famiglie di un ampliamento
del tempo scuola.

PERSONALE ATA
− Criteri e parametri per la determinazione del personale ATA.
Anche per il personale ATA si dovrà procedere ad una revisione dei criteri e parametri che
presiedono alla sua quantificazione e assegnazione.
Occorre premettere che la riduzione dell’organico del personale ATA verrà realizzata su tutti i
profili professionali, salvaguardando, per quanto possibile, le figure amministrative necessarie
allo sviluppo dell’autonomia, come indicato nel parere della Commissione cultura della
Camera.
Si ipotizza un’ azione di contenimento nella misura media del 17 % della dotazione organica
modulando tale misura sui diversi profili.

La riduzione richiederà pertanto:
a) la revisione delle tabelle che attualmente determinano l’organico dei vari profili
professionali, salvaguardando, prioritariamente, il contingente degli assistenti
amministrativi. Al fine di assicurare una maggiore aderenza nell’attribuzione del personale
agli effettivi carichi di lavoro, si potrebbe ipotizzare l’attribuzione alle scuole di un organico
essenziale, lasciando al livello territoriale l’intervento sulla complessità e per una più equa e
funzionale distribuzione. Nell’ambito delle risorse finanziarie e di organico come sopra
definite, vanno promosse iniziative di qualificazione professionale, procedendo anche alla
costituzione dell’organico di area C, per dare concretezze a quelle figure di coordinamento
previste dal vigente contratto di lavoro;
b) la formulazione del nuovo piano di dimensionamento sopra descritto ridurrà sia il numero
delle istituzioni scolastiche che quello delle sezioni staccate, dei plessi e delle succursali,
con conseguente riduzione del fabbisogno di personale ATA;
c) la revisione dell’orario degli assistenti tecnici, ai fini di una sua maggiore flessibilità in
relazione alla specifiche esigenze delle scuole, con particolare riferimento alla funzionalità
dei laboratori.

Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca
Dipartimento per l’istruzione

14

QUADRO DEGLI INTERVENTI

L’art. 64 della legge 6 agosto 2008, n.133 prevede l’adozione, con decorrenza dall’a.s. 2009/10, di
interventi e misure da portare a compimento nell’arco di un triennio, volti a:
a) incrementare gradualmente di un punto il rapporto alunni/docenti da realizzare comunque
entro il 2011/2012;
b) ridurre nel triennio 2009/11 del 17% la consistenza del personale ATA determinata per
l’anno scolastico 2007/08.
Sono confermate le riduzioni previste dalla Legge finanziaria per il 2008.
Gli obiettivi attesi sono quelli indicati nella relazione tecnica di accompagnamento al decreto legge
n. 112/2008, convertito dalla legge n.133/2008 e nel totale generale si quantificano in:

Personale docente
Anno scolastico 2009/10 2010/11 2011/12 TOTALE
Decreto Legge 32.105 15.560 19.676 67.341
Finanziaria 2008 10.000 10.000 20.000
Totale 42.105 25.560 19.676 87.341
Personale ATA
Anno scolastico 2009/10 2010/11 2011/12 TOTALE
Decreto Legge 14.167 14.167 14.167 42.500
Finanziaria 2008 1.000 1.000 2.000
Totale 15.167 15.167 14.167 44.500

Di seguito sono riportati gli interventi di riduzione per conseguire i risultati nel triennio di
riferimento di cui all’art. 64:

ANNO SCOLASTICO 2009/10 - Tabella 1
Aree di intervento Stima riduzioni
a) Innalzamento del rapporto alunni classe dello 0,20 6.000
b)Determinazione organico scuola primaria con il solo orario
obbligatorio (quota riducibile fino a 10.000 unità in correlazione
all’eventuale attribuzione di un budget specifico per l’attivazione
dell’area opzionale facoltativa; per budget superiore non si ottiene il
raggiungimento completo dell’obiettivo di contenimento)

10.000
c) Riduzione insegnanti specialisti lingua inglese scuola primaria 4.000
d)Determinazione organico scuola I grado con il solo orario
obbligatorio e applicazione D.L.vo n. 59/04

10.300
e) Eliminazione clausola salvaguardia titolarità nella riconduzione
delle cattedre a 18 ore di insegnamento

2.000
f) Riconduzione di tutte le cattedre a 18 ore di insegnamento 5.000
g) Revisione dei curricoli istitutivi II grado 3.300
h) razionalizzazione dell’organico dei corsi serali e dei corsi per 1.500

Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca
Dipartimento per l’istruzione

15

l’istruzione degli adulti
TOTALE 42.100

ANNO SCOLASTICO 2010/2011- Tabella 2
Aree di intervento Stima riduzioni
a) Innalzamento del rapporto alunni classe di un ulteriore 0,10 3.400
b) Determinazione organico scuola primaria con il solo orario
obbligatorio - ulteriore riduzione -
4.000
c) Riduzione insegnanti specialisti lingua inglese scuola primaria 3.900
d) Revisione dell’organizzazione e dell’orario del tempo prolungato
nella scuola secondaria di I grado

10.600
g) Revisione dei curricoli istitutivi II grado 3.700
TOTALE 25.600

ANNO SCOLASTICO 2011/12 - Tabella 3
Aree di intervento Stima riduzioni
a) Innalzamento del rapporto alunni classe di un ulteriore 0,10 3.400
c) Riduzione insegnanti specialisti lingua inglese scuola primaria 3.300
d) Determinazione organico scuola I grado con il solo orario
obbligatorio e applicazione D.L.vo n. 59/04 - ulteriore riduzione -
3.000
d) Revisione dell’organizzazione e dell’orario del tempo prolungato
nella scuola secondaria di I grado

3.000
g) Revisione dei curricoli istitutivi II grado 7.000
TOTALE 19.700

Totale generale 87.400

Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca
Dipartimento per l’istruzione

16

Personale ATA
Riduzioni Decreto legge n. 42.500
Legge finanziaria 2008 n. 2.000
TOTALE n. 44. 500

Riduzioni per profilo
1) D.S.G.A. (segretari)
700
2) Assistenti Amministrativi 10.452
3) Assistenti Tecnici 3.965
4) Collaboratori scolastici 29.076
5) Altri profili 307
TOTALE 44.500

Nei tre anni scolastici considerati le riduzioni verranno operate in proporzione ad ogni profilo
professionale e il decremento sarà pari ad un terzo per anno scolastico della riduzione complessiva
da conseguire.

La riduzione di circa 700 istituzioni scolastiche comporterà conseguentemente la riduzione
dell’organico del personale dirigente scolastico oltre i DSGA sopra indicati.

postato da: fabiotar alle ore 19:32 | link | commenti | commenti
categorie:
domenica, 21 settembre 2008

Uno spinello è fino a venti volte più cancerogeno della sigaretta

 

Una canna vale quanto una sigaretta? Non proprio, se si considera uno studio pubblicato nei giorni scorsi su New Scientist secondo il quale una cannabis è venti volte più cancerogena della sigaretta. Colpa delle sostanze chimiche in essa contenute: l’ammoniaca in primis, presente nel fumo della cannabis in quantità fino a 20 volte superiore rispetto a una sigaretta, e poi l’acido cianidrico e l’ossido di azoto, riscontrabili in concentrazioni fino a 5 volte superiori rispetto al tabacco.

Complessivamente, gli scienziati canadesi hanno analizzato la composizione del fumo della cannabis inalato per sondare le quantità di venti sostanze chimiche. Il risultato non ha lasciato dubbi: fumare uno spinello provoca ai polmoni e alla bocca danni molto maggiori rispetto al fumo di sigaretta. E non solo per la quantità di sostanze presenti, ma anche perché generalmente viene inalato più profondamente, restando nei polmoni per più tempo e perché non viene lavorato e filtrato dai produttori allo stesso modo del fumo di sigaretta.

Sulla stessa scia della ricerca canadese anche un altro studio, questa volta realizzato in Nuova Zelanda e pubblicato nelle scorse settimane sull’European Respiratory Journal, ha evidenziato come fumare uno spinello sia equivalente a fumare venti sigarette in termini di rischio di ammalarsi di tumore ai polmoni. Richard Beasley e il suo team di ricerca neozelandese del Medical Research Institute hanno arruolato 79 pazienti con diagnosi di carcinoma polmonare e hanno cercato di identificare, attraverso questionari mirati, i principali fattori di rischio, come precedenti familiari, fumo, livello professionale e sociale, consumo di alcol e cannabis.

Dopo aver identificato un gruppo di pazienti classificato come “a lunga esposizione”, i ricercatori hanno concluso che il rischio di cancro ai polmoni saliva di 5,7 volte per chi aveva fumato più di uno spinello al giorno per dieci anni o più di due spinelli al giorno per cinque anni: un aumento del rischio che restava evidente anche dopo aver tenuto conto di altre variabili, come il fumo di sigaretta. Lo scienziato neozelandese si dichiara convinto che sia in atto, negli ultimi decenni, una vera e propria “epidemia di tumore ai polmoni” causata dal consumo di cannabis e che almeno un caso di tumore ogni venti registrato in Nuova Zelanda sia direttamente provocato dagli spinelli.

Anche secondo Beasley la causa di questo maggior danno ai polmoni generato dalla cannabis è da ricercare nella sua composizione, nelle modalità di produzione e di consumo. Lo spinello non ha nessun filtro e ciò comporta il fatto che la quantità di fumo inalata risulti maggiore, come maggiore è la concentrazione di sostanze cancerogene che si depositano nelle vie respiratorie e nei polmoni. Infine, le quantità di sostanze altamente tossiche come gli idrocarburi policromatici – ricorda lo studioso – risultano quasi raddoppiate nella cannabis rispetto alla sigaretta.

postato da: fabiotar alle ore 11:41 | link | commenti | commenti
categorie:
mercoledì, 10 settembre 2008

LA PROVA ONTOLOGICA (matematica) dell'esistenza di Dio secondo K.Godel

di Alexander Pigazzini

Uno dei punti più affascinanti della vita scientifica

di Gödel sta nel suo tentativo di dimostrare

l’esistenza di Dio. Vari logici atei si erano cimentati

nel problema, ma Gödel non era ateo, ed egli

stesso afferma che il suo interesse per la prova dell’esistenza

di Dio è solamente logico. Gödel fornisce

una dimostrazione puramente logica, detta

anche

e conclusa nel 1970.

Per introdurre questo notevole lavoro, anche se

non il più brillante della sua carriera, vorrei innanzitutto

spendere due parole sul concetto di

prova ontologica.

Per prova ontologica (dal greco

prova ontologica, prima nel 1941, poi rivistaòntos, genitivo di

òn

una dimostrazione logica dell’esistenza dell’essere,

solo per mano della scolastica divenne la dimostrazione

a priori dell’esistenza di Dio.

Partendo dalle origini, fu per opera di Anselmo

d’Aosta che, con il suo

, participio presente di eimì, essere) si intende“credo ut intelligam” del

Proslogion

nel suo

di una prova ontologica riuscendo, nei rispettivi

periodi, a coinvolgere menti straordinarie

quali Cartesio, Leibniz, Kant, e per l’appunto

Gödel.

Si presume che quest’ultimo iniziò a lavorarci nei

primi anni quaranta, ma solo nel febbraio del

1970, venne allo scoperto parlandone e mostrando

lo scritto a Dana Scott, forse perché in quel

periodo si dice che fosse molto preoccupato per la

sua salute e temeva che morendo, la dimostrazione

svanisse con lui.

A distanza di diciassette anni, nel 1987, la sua

e con quattro prove ontologiche a posterioriMonologion, prese il via la vera ricerca

“Ontologisches Beweis”

negli Stati Uniti, all’interno di un volume

che raccoglieva diversi suoi lavori.

Prima di iniziare un’analisi punto per punto della

prova, ne riporto una sintesi

P(

venne finalmente pubblicata1.ϕ) ϕ è positivo (o ϕ ∈ P)

A

SSIOMA 1. P(ϕ) . P(ψ) P(ϕ . ψ)

A

SSIOMA 2. P(ϕ) P(∼ϕ) (Disgiunzione esclusiva)

D

EFINIZIONE 1. G(x) (ϕ) [ P(ϕ) ⊃ ϕ(x) ] (Dio)

D

EFINIZIONE 2. ϕ Ess.x (ψ) [ ψ(x) N(y) [ ϕ(y)

⊃ ψ

p

(y) ]] (Essenza di x)Nq = N(p q) (Necessità)

A

SSIOMA 3. P(ϕ) NP(ϕ)

Poiché ciò segue dalla natura della proprietà.

P(ϕ) N P(ϕ)

T

EOREMA. G(x) G Ess.x

D

(Esistenza necessaria)

EFINIZIONE 3. E(x) = (ϕ) [ϕ Ess. x N (x) ϕ(x) ]

A

SSIOMA 4. P(E)

T

quindi (

quindi M(

M(

proprietà positive è compatibile.

Ciò è reso grazie a:

EOREMA. G(x) N(y) G(y)x) G(x) N(y) G(y)x) G(x) MN(y) G(y) (M = possibilità)x) G(x) significa che il sistema di tutte le

A

x = x è positivo

x

Ripartendo dall’inizio, Gödel introduce come

prima cosa il concetto di proprietà positiva, evidenziandone

i caratteri più importanti con una

serie di assiomi.

Primo Assioma

positive ci rende una proprietà positiva, per capirci

meglio se “

e lo è anche “

sarà anche “

: la composizione tra due proprietàessere bello” è una proprietà positivaessere alto”, allora di conseguenza loessere bello e alto”.

Secondo Assioma

una proprietà è positiva oppure lo è il suo contrario,

ma entrambe non possono essere positive o

non positive.

: è una disgiunzione esclusiva,

Prima Definizione

un ente è di natura divina se e solo se possiede

tutte e sole le proprietà positive.

: introduce il concetto di Dio;

Seconda Definizione

se per ogni proprietà

se

Qui Gödel introduce il concetto di necessità, ossia

se “p” implica necessariamente “q” allora è necessario

che “p” implichi “q” .

: ϕ è un’essenza di x se e soltantoψ, x include ψ necessariamenteϕ implica ψ.

Terzo Assioma

necessariamente positiva e di conseguenza se una

proprietà non è positiva, allora è necessariamente

non positiva. Una proprietà è necessaria se e solo

se è vera in tutti i mondi possibili, mentre è possibile

se è vera solo in alcuni di questi mondi.

: se una proprietà è positiva allora è

Primo Teorema

la proprietà dell’esistenza gli appartiene per

essenza.

: se un ente è di natura divina, allora

Terza Definizione

soltanto se la sua essenza (o ogni suo elemento essenziale)

esiste necessariamente.

: x esiste necessariamente se e

Quarto Assioma

positiva.

: l’esistenza necessaria è una proprietà

Secondo Teorema

quindi se è possibile che Dio esiste di

conseguenza è possibile che Dio esiste necessariamente,

dunque Dio esiste necessariamente.

: se Dio esiste, allora esiste necessariamente;

Quinto Assioma

necessariamente un’altra, allora di conseguenza

anche quest’ultima è positiva.

Dopo aver svolto la “traduzione” in ogni sua parte,

ricapitolo il tutto dandone una mia interpretazione.

Inutile dire che questa prova è valida solo se è

possibile che Dio esista, cioè se è possibile combinare

tra loro tutte le proprietà positive esistenti.

Come abbiamo visto, un ente per essere Dio deve

possedere tutte e sole le proprietà positive; una

proprietà positiva è necessariamente positiva, ossia

è positiva in tutti i mondi possibili e l’intersezione

delle proprietà positive ci restituisce ancora

una proprietà positiva.

Detto questo si deduce che “Essere Dio” è una

proprietà positiva e grazie al quarto assioma sappiamo

che anche l’esistenza necessaria lo è.

Tirando le somme, il tutto porta a dire che esisterà

necessariamente un ente che tra tutte le varie

proprietà positive possiederà anche la proprietà

“Essere Dio”.

Quanto esposto ha ovviamente la limitazione di

esistere solo in un universo che ammettere un finito

numero di proprietà positive e Gödel infatti,

per ovviare a questa costrizione, aggiunge un

ultimo assioma (il quinto), il quale prevede che se

una proprietà positiva ne implica necessariamente

una seconda, allora anche quest’ultima è una

proprietà positiva.

: se una proprietà positiva ne implica

 

 

Questa “clausola” finale riesce a raggirare brillantemente

il “blocco” della finitezza, permettendo

l’esito sperato alla prova.

L’autore avvertì sempre l’urgenza di trovare un

ordine logico-matematico da porre a fondamento

dell’esistenza dell’universo e forse un tale ordine

gli sembrava fosse garantito solo dalla necessità

logica dell’esistenza di Dio.

Nonostante furono anche esigenze di carattere esistenziale

e religioso a spingere il compimento di

questa prova, è giusto specificare che essa derivi dal

concetto di ultrafiltro (teoria degli insiemi) e non ha

molto da spartire con la teologia tradizionale, d’altro

canto lo stesso Gödel, a scanso d’equivoci, ci tenne

a precisare in più occasioni che questo suo lavoro fu

concepito solo come un esercizio di pura logica.

In conclusione, visto che troppe cose ci sarebbero

da aggiungere sulla vita e sulle opere di questo

grande e controverso genio del ’900, vorrei limitarmi

semplicemente nel ricordare che i suoi studi

hanno segnato una svolta fondamentale nella

storia della logica, condizionando ogni successiva

ricerca e determinando la nascita di nuove e importanti

discipline logiche.

BIBLIOGRAFIA

“Gödel”, Lettera matematica Pristem n.62/63,

Aprile 2007, Springer.

Kurt Gödel, La prova matematica dell’esistenza

di Dio. A cura di Gabriele Lolli e Piergiorgio

Odifreddi, Bollati Boringhieri, Torino, 2006.

C. Boyer, Storia della

SSIOMA 5. P(ϕ) . ϕ ⊃ Nψ : P(ψ) che implicax è negativo
postato da: fabiotar alle ore 13:24 | link | commenti | commenti
categorie:
mercoledì, 27 agosto 2008

Il bernoccolo di Darwin
Postato il Mercoledì, 16 novembre @ 23:00:00 CET di Peppone

La cappa ideologica

La testa di Darwin

Il padre dell’evoluzionismo era convinto che i suoi studi gli avessero modificato il cranio…

di Francesco Agnoli



In un passo della sua curiosa “Autobiografia” Charles Darwin ci offre uno spaccato sulle incredibili convinzioni della sua epoca. Racconta infatti di aver inviato una propria fotografia a una società di psicologi seguaci della frenologia, che gli avrebbero consigliato di intraprendere la vita ecclesiastica: “La forma del mio cranio era stata argomento di pubblico dibattito, e uno degli oratori aveva dichiarato che avevo il bernoccolo sacerdotale tanto sviluppato da bastare per dieci preti”. Darwin non dice nulla riguardo al modo con cui accolse l’indicazione, ma sembra, da quanto aggiunge subito dopo, che cercò, almeno inizialmente, di tenerne conto. Infatti solo poche pagine più avanti aggiunge: “E’ probabile che il mio cervello si sia sviluppato proprio nel corso delle ricerche compiute durante il viaggio: lo dimostra una osservazione di mio padre… la prima volta che mi vide dopo il viaggio, si volse alle mie sorelle ed esclamò: ‘Guardate, gli è cambiata la forma della testa’”. Darwin dimostra così di credere che l’aver passato cinque anni a riflettere sull’evoluzione avrebbe in qualche modo determinato una evoluzione della sua intelligenza, tradottasi, molto concretamente, in una mutazione della forma cranica. La cosa potrebbe stupire solo chi conosca il suo pensiero attraverso i nostri ridicoli manuali della scuola dell’obbligo. Non invece chi, leggendo le sue opere originali, le ha trovate disseminate sia di affermazioni sconcertanti dal punto di vista scientifico, che di dichiarazioni apertamente classiste e razziste: ad esempio sull’inferiorità degli irlandesi, sulla necessità di limitare, come con le bestie, la riproduzione degli umani “inferiori”, o sulla superiorità mentale e fisica dell’uomo sulla donna. Ma non ci si deve in realtà meravigliare: la frenologia, a cui Darwin fa riferimento nei suoi apprezzamenti sul proprio cranio, riprende le concezioni della fisiognomica, e le ripropone nelle teorizzazioni di Joseph Gall, all’inizio dell’Ottocento. Secondo Gall esiste “una corrispondenza tra l’intelligenza dell’uomo e la sua conformazione cranica”: si arriva a sostenere che la “conformazione cranica dei neri, rivelandosi eccessivamente stretta, è sinonimo di una intelligenza inferiore, paragonabile a quella delle scimmie” (Cristian Fuschetto, “Fabbricare l’uomo”, Armando). Di qui, da questo sfrenato e antiscientifico materialismo, sgorga, a metà Ottocento, la craniometria di Paul Broca, che facendo coincidere la superiorità intellettuale col volume cerebrale, identifica l’uomo bianco maschio come superiore, i vecchi, le donne e le altre razze come inferiori! L’antropometria diverrà poi uno sport dei divulgatori darwinisti, da Ernst Haeckel a Cesare Lombroso, sino ai nazisti, che misuravano teste ed arti degli indigeni durante le spedizioni in Tibet, alla ricerca delle origini ariane!
Il mio cervello è più grande del tuo
A ben vedere l’ottica materialista non offre alternative: se l’anima non esiste, se la libertà, l’intelligenza, la parola, evidentemente immateriali, non sono altro che materia casualmente evolutasi, come afferma Darwin, allora ciò che ci distingue dalle scimmie, e tra noi, non è altro che il volume cranico. Non è altro che un cervello voluminosamente più o meno ampio. Così purtroppo viene tutt’oggi insegnato ai nostri ragazzi, dal momento che i manuali di scienze ad uso scolastico mostrano, nella ridicola serie di disegnetti dalla scimmia all’uomo, solo teste sempre più grosse (e meno pelose), salvo poi affermare che “la documentazione fossile è alquanto lacunosa”, e che “non si sa con sicurezza quali spinte evolutive hanno favorito l’ingrandimento dell’encefalo” (Audesirk- Byers, “Biologia”, vol. I, Einaudi, 2003). La stazione eretta e la locomozione bipede, la pelle glabra e il cervello più grande, propri dell’uomo, e non della scimmia, donde derivano, si chiede lo stesso testo? “La risposta è che nessuno lo sa”: però, forse, ha ragione Wheeler, quando “suggerisce che i nostri antenati avrebbero sviluppato la stazione eretta perché questa consente di ridurre al minimo la superficie di esposizione al sole cocente della savana”. Wheeler, capace di tanta fantascienza, ipotizza poi che “fu solo in seguito allo sviluppo della stazione eretta e della pelle glabra che la capacità di disperdere calore raggiunse livelli tali da consentire l’aumento della massa cerebrale”. Molto più logico, e scientifico, il premio Nobel per la medicina (neurofisiologia) Sir John Eccles: “Mi vedo obbligato ad attribuire l’unicità della psiche, o anima, a una creazione spirituale soprannaturale. In termini teologici: ogni anima è una nuova creazione divina”.

Il Foglio 10/11/05

postato da: fabiotar alle ore 13:50 | link | commenti (1) | commenti (1)
categorie: